SANTI, TESTIMONI E PREGHIERE |
STORIE | 10 febbraio - Giorno del ricordo. I martiri delle foibe |
Ogni anno, a partire dal 2004, il 10 febbraio l’Italia celebra il giorno del ricordo, dedicato alla commemorazione delle migliaia di vittime trucidate tra il 1943 e il 1947 dalle milizie jugoslave di Tito e a quanti, istriani, fiumani e dalmati furono privati di tutto, deportati in campi di concentramento o costretti a lasciare per sempre le loro case e le loro terre.
Gli Italiani dell’Istria e della Dalmazia furono catturati a migliaia, torturati e gettati nelle voragini del Carso triestino e istriano, le cosiddette “foibe” in un progetto di pulizia etnica da un nazionalismo jugoslavo che intendeva reprimere nel sangue ogni forma di dissenso da qualunque parte provenisse.
Nel progetto di pulizia etnica era compresa la cancellazione del culto cristiano, anche attraverso l’eliminazione fisica dei sacerdoti e la distruzione di ogni simbolo religioso, fino a che l’abbandono forzato del culto causò lo spaesamento definitivo del popolo istriano.
Per molto tempo l’orrore di questa tragica pagina di storia è stato vergognosamente negato o minimizzato o coperto. In altri momenti è stato rispolverato a fini ideologici di parte che sempre hanno un effetto distruttivo sulle coscienze, fino a condannare o all’eterno rancore o all’indifferenza, entrambi figli dell’ignoranza.
Sì, perché tante sono le vicende che rimangono ancora da raccontare e su di esse la Storia prima o poi dovrà fare chiarezza. Ma non spetta a noi giudicare.
In quelle terre la Chiesa fu baluardo contro gli orrori della guerra e degli opposti nazionalismi.
Monsignor Antonio Santin e i martiri cattolici
Un grande difensore della fede in quelle terre fu l’arcivescovo di Trieste e di Capodistria, mons. Antonio Santin, istriano di origine. Per la sua tenace opera di pastore, nel 1947 fu percosso a sangue a Capodistria, senza che la polizia jugoslava alzasse un dito. La nuova dittatura non ammetteva spazi per la religione né per chi l’amministrava.
Mons. Santin, il pastore instancabile, è il simbolo del martirio del popolo giuliano, friulano e dalmata, così violentemente indotto ad abbandonare la terra in cui affondava le sue radici.
Della bimillenaria presenza della Chiesa e dell’identità religiosa delle genti istrovenete fanno testimonianza i sacerdoti e i laici cattolici trucidati in odio alla fede. Ricordiamo per tutti tre nomi di martiri moderni: il triestino don Francesco Bonifacio, beatificato nel 2008, il ventenne sloveno di Azione Cattolica Lojze Grozde, beatificato nel 2010 e il sacerdote croato don Miroslav Bulešic, beatificato nel 2013. Essi, con la loro testimonianza, esercitarono un ruolo di purificazione della memoria e di affermazione dei valori che permettono la convivenza pacifica di popoli diversi.
Tutti noi abbiamo la responsabilità morale di ricordare quegli eventi, e di invocare Dio Onnipotente perché non abbiano più a ripetersi.
Nella pagina che segue proponiamo una commovente preghiera composta da mons. Antonio Santin nel 1959. (v. scheda in formato PDF)
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Aggiornamento: giovedì 21 ottobre 2021
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